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barbarigo-osg 1-2

Altra sconfitta. Ma, a onor del vero, si meritava sorte migliore. Quantomeno il pareggio, dato lo sforzo finale e l’aggressività del secondo tempo, contro un avversario che non ci ha quasi mai creato grosse difficoltà. Certo, sul piano del gioco bisogna ancora lavorare molto: troppa confusione e poche idee. Bene il giro- palla da dietro, con Don Andres che si abbassa a ricevere la sfera, smistando a destra e a sinistra. Bene la fase difensiva, con la coppia centrale Lupi-Romanelli che sta affinando l’intesa partita dopo partita. Il problema, tuttavia, rimane la fase d’attacco. Ribadisco: poche idee. Spesso ci si rifugia nel lancio lungo, che comporta dispendio d’energie e il più delle volte poca pericolosità offensiva. Sabato, però, c’è stato un piccolo miglioramento, sul quale dobbiamo ripartire in vista delle partite future. Ripartire dai primi venti minuti del primo tempo, fino al gol dello svantaggio. Approccio positivo e propositivo, con sprazzi di gioco soprattutto sulla fascia desta. Triangolazioni strette in attesa delle verticalizzazioni su Setzi e Raggi, grazie ai quali è nata l’occasione più nitida del match, con la punta gialloblù che incrocia di destro, trovando tuttavia l’attenta resistenza dell’estremo difensore avversario. Poi, come spesso accade, una volta preso il gol, arriva il black-out mentale, che denota una marcata fragilità psicologica. Sarò sincero: all’intervallo, tra sigarette e popcorn, confrontandomi con gli ultras, mostravo parecchie perplessità sulle possibilità di rimonta della squadra. Ebbene mi sono ricreduto nel corso dei minuti. Cattiveria agonistica e reattività sulle seconde palle hanno caratterizzato il secondo parziale di gioco. Era viva e presenta la voglia di recuperare lo svantaggio, di regalare una gioia ai tifosi, che nel mentre si lanciavano in cori improvvisati ai limiti dell’imbarazzante. Ed ecco che arriva l’eurogol da calcio d’angolo: sulla bandierina i piedi fatati di Zarrudo, un terzino a tutta fascia che, fidatevi, non si vedeva su un rettangolo verde dai tempi di Zambrotta. Sciabolata disperata sulla quale si avventa Romanelli che, in un mix perfetto fra metafisica e ignoranza genuina, gira in rovesciata con un tiro che ricorda vagamente la “catapulta infernale” del grande Giappone di Holly e Benji. 1-2 e partita riaperta. Il forcing finale, ahinoi, non porta a quello che sarebbe stato un meritato pareggio. Ma la strada è quella giusta: bisogna insistere, allenarsi con dedizione e forza di volontà il mercoledì sera,cercando di migliorarsi anche da un punto di vista tecnico. Sono fiducioso e speranzoso: il primaverile lo vinciamo.