Prime Comunioni! Con gli occhi rivolti a Giacinta e Francesco
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I due pastorelli divenuti santi sabato 13 maggio accompagnano i nostri ragazzi nel giorno della loro Prima Comunione

Facciamo molta attenzione a due cose.

- Al fatto che 100 anni fa la Madonna appariva a tre pastorelli di Fatima in Portogallo, grandi come voi, che si chiamavano Giacinta, Francesco e Lucia. Ieri anche il papa è stato a Fatima.

- E poi facciamo molta attenzione alle parole che Gesù oggi ci dice, nel vangelo.

 

Incominciamo dal vangelo. Poi ci fermeremo più a lungo sugli esempi di Giacinta e Francesco. Ora fate bene attenzione al vangelo che è stato letto. Ecco.

Gesù, tu nel vangelo mi dici: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Io, allora, ti rispondo così: Gesù, io ti voglio bene e voglio obbedire alle tue parole. Così è come se tu abitassi in me; e così gli altri ti possono vedere, guardando quello che io faccio.

 

Adesso ascoltiamo qualche parola di Lucia, una dei tre pastorelli, che, diventata grande e suora, ha fissato nei suoi ricordi. Queste parole riguardano Giacinta e Francesco, che al tempo delle apparizioni erano grandi come voi.

 

Prima delle apparizioni.

● Quel giorno Giacinta avrebbe dovuto spargere i fiori davanti all’Eucaristia.

- Giacinta! Perché non hai lanciato i fiori a Gesù!

- Perché non l’ho visto.

Dopo domandò a me:

- Allora, tu l’hai visto il Bambino Gesù?

- No. Ma tu non sai che il Bambino Gesù dell’ostia non si vede, sta nascosto? È quello che riceviamo nella comunione.

- E tu quando fai la comunione, parli con Lui?

- Certo.

- E perché non lo vedi?

- Perché sta nascosto.

- Chiederò alla mia mamma di farmi fare la comunione anche a me.

Giacinta mi faceva continuamente domande su Gesù nascosto e ricordo che un giorno mi domandò:

- Ma come mai molte persone nello stesso tempo, ricevono Gesù nascosto? È un pezzettino per uno?

- No. Non vedi che sono molte ostie e in ognuna c’è un  Bambino?

 

Dopo le apparizioni.

A Giacinta piaceva, durante il sollievo, di andare a visitare il Santissimo; mi diceva: “Pare che indovinino. Non appena entriamo in chiesa, ecco tanta gente che viene a farci domande. A me piace starmene tutta sola per molto tempo a parlare con Gesù nascosto; ma non ci lasciano mai!”.

... Un giorno mi disse: “Mi piace tanto dire a Gesù che lo amo. Quando glielo dico tante volte, mi pare d’avere un fuoco in petto, ma non mi brucio”.

 

Un giorno arrivammo sul luogo del pascolo, Giacinta si sedette pensierosa su una roccia.

- Giacinta, dai, giochiamo!

- Oggi non voglio giocare.

- Perché non vuoi giocare?

- Perché ho da pensare. Quella Signora ci ha detto di dire il rosario e di fare sacrifici per la conversione dei peccatori. Ora quando diciamo il rosario, dovremo dire l’Ave Maria e il Padre Nostro interi. Ma i sacrifici, come faremo a farli?

Ecco un esempio molto concreto.

 

Una volta mia zia ci chiamò per darci da mangiare dei fichi che aveva portato a casa e che realmente avrebbero fatto voglia a chiunque. Giacinta si sedette con noi soddisfatta, vicino alla cesta... e prende il primo per cominciare a mangiare; ma, improvvisamente, si ricorda e dice: “È vero! Oggi non abbiamo fatto ancora nessun sacrificio per i peccatori! Dobbiamo far questo”. Rimise il fico nella cesta, fece l’offerta e lasciammo lì i fichi per convertire i peccatori.

E di Francesco cosa dice Lucia?

 

Francesco era di poche parole; e, per fare la sua orazione e per offrire i suoi sacrifici, gli piaceva nascondersi perfino da Giacinta e da me. Non poche volte lo sorprendevamo dietro a un muretto o a una macchia, dove se n’era andato di nascosto: in ginocchio a pregare o “a pensare - come lui diceva - a nostro Signore, triste a causa di tanti peccati!”. Se gli domandavo:

- Francesco, perché non mi inviti a pregare con te e con Giacinta?

- Mi piace di più - rispondeva - pregare da solo, per pensare e consolare nostro Signore, che è tanto triste!

Un giorno gli domandai:

- Francesco, che cosa ti piace di più: consolare nostro Signore oppure convertire i peccatori?

- Io preferirei consolare nostro Signore, e dopo, convertire i peccatori, perché non lo offendano più.

E sentite come è semplice e profondo questo amore che Francesco ha per Gesù. Lucia dice così.

 

●  Dopo che si ammalò, mi diceva a volte, quando per andare a scuola passavo da casa sua: “Senti! Va in chiesa e fa tanti saluti a Gesù nascosto da parte mia. Quel che mi fa più soffrire è che non posso più andare a stare un pochino con Gesù nascosto”.

 

Ecco: fate bene attenzione.

Questi tre pastorelli (Giacinta, Francesco e Lucia) erano bambini come voi. Certo, sono vissuti 100 anni fa; avevano la faccia più seria della vostra, ma erano, come voi, bambini svegli, giocosi, capaci parlare con tutti.

E cosa ci dicono questi bambini? Come possiamo ridire il loro messaggio? Ecco: sono queste sono le loro parole che io vorrei far risuonare nel vostro cuore, e nel cuore di tutti noi. Questi bambini ci dicono così.

“Carissimi. Gesù è presente realmente. Tu non lo vedi perché è nascosto sotto il velo del pane, ma puoi parlare con lui; e soprattutto lui diventa realmente presente per tutti, se tu fai qualcosa per lui”.

Cosa fa Giacinta? Fa qualche sacrificio per i peccatori. E Francesco cosa fa? Anche da solo, fa qualche visita a Gesù per consolarlo. Ecco: anche noi possiamo fare così. Nel giorno della vostra Prima Comunione potete dire a Gesù: “Io non ti vedo, ma tu sei qui, e ti posso parlare. Posso parlarti, e fare per te anche qualcosa che mi costa. Così divento tuo amico, e sono contento di farti conoscere a tutti”.

 

Vi siete accorti? Stiamo rispondendo con le stesse parole che il vangelo di oggi ci aveva suggerito: “Gesù, io ti voglio bene e voglio obbedire alle tue parole. Così è come se tu abitassi in me; e così gli altri ti possono vedere, guardando quello che io faccio”. Vedete? Anche le rivelazioni cosiddette “private” (come quelle di Fatima), quando riconosciute dalla Chiesa, sono semplicemente un aiuto, nel tempo in cui si vive, a credere. E così sia.

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