L'omelia per la festa della famiglia
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Crescere insieme nell'obedienza all'unico Padre

“Veramente tu sei un Dio nascosto”. Dio è là dove noi non lo cerchiamo; e si nasconde dove noi aspettiamo di trovarlo. Allora, per evitare una ricerca interminabile, noi ci fabbrichiamo degli idoli. “ma saranno confusi e svergognati, quelli che si fabbricano idoli”.

La famiglia è certamente il luogo nel quale Dio è presente, ma anche il luogo in cui Dio si nasconde. In un primo momento noi cerchiamo il segno della sua presenza negli affetti familiari, ci aspettiamo di trovarlo negli affetti, e ci persuadiamo che proprio gli affetti tengano il posto del dio nascosto. Poi però ci accorgiamo che la famiglia non è solo affetto: la famiglia ci propone compiti impegnativi. Allora va a finire che fuggiamo dalla famiglia in cerca di un dio che ci salvi; e se rimaniamo in famiglia, di Dio non parliamo.

Nei rapporti familiari, c’è una verità, che è inscritta da Dio, che però noi apprendiamo soltanto a poco a poco: una verità che dobbiamo apprendere, ma facciamo fatica a fare nostra, perché comporta dolore. Annunciata attraverso le forme dei primi rapporti affettivi, quella verità non può però essere ricondotta ad una presunta qualità divina degli affetti.

 

Oggi la famiglia è sollecitata ad essere sale che dà sapore e luce che illumina. La lettera che il nostro Arcivescovo ha consegnato alla Diocesi, come mandato per l’anno pastorale corrente, e le parole di papa Francesco più volte ripetute, ce lo ricordano “la famiglia che vive la gioia della fede la comunica spontaneamente; questa famiglia è sale della terra e luce del mondo”.

Il sale, grazie alla sua presenza esalta il gusto e trasforma il sapore. Il gusto degli affetti familiari deve essere esaltato, cioè portato a verità compiuta, grazie alla testimonianza della famiglia che vive la gioia della fede. Così la famiglia si fa sale.

La luce, poi, fa cogliere un oggetto in tutti i suoi aspetti. Così, la famigliache vive la gioia della fede si fa luce quando è capace di far cogliere la verità nascosta di tante vicende.

 

La pagina del vangelo descrive la famiglia di Nazaret come il luogo nel quale si verifica una distanza (come nelle nostre famiglie) tra il figlio e i genitori. Gesù si nasconde agli occhi dei genitori... e Dio stesso appare nascosto.

I rapporti familiari così carichi di affetto (come per esempio è il rapporto genitori-figli), devono conoscere una profonda conversione per essere all’altezza del loro significato originario. Ed è proprio questa profonda conversione che la familiare deve testimoniare, per divenire sale e luce.

La pagina del vangelo illustra con efficacia questo messaggio. È quello che abbiamo voluto sottolineare anche nell’incontro decanale di venerdì scorso “Mamma, papà, ho qualcosa da dirvi...”.

Qui, Maria protesta di fronte al figlio dodicenne. “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. La sua protesta ha la stessa forma della protesta di ogni madre di fronte del figlio che la sorprende; e la forma è appunto questa: “Che cosa mi hai fatto? Non conto nulla per te? Come hai potuto ignorare l’angoscia di tuo padre e mia?”. Ogni madre considera quasi infallibilmente come fatto a sé stessa tutto quel che il figlio fa; non sa immaginare che il figlio abbia altri interlocutori, più grandi: abbia come interlocutore il Padre stesso dei cieli.

“Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Nelle parole di Gesù c’è un rimprovero. Gesù non si lascia ridurre al silenzio dal dolore della madre. Risponde in maniera dura. Così, le risposte dei figli adolescenti suonano spesso dure, e addirittura crudeli. Ma è necessario rompere il cielo familiare della vita: se non fosse rotto, a un certo punto diventerebbe soffocante. Il primo cielo della vita è la mamma. Per strapparsi a quel cielo, i figli adolescenti seguono un istinto, l’istinto dello Spirito che grida dentro di noi Abba, Padre; lo Spirito che dentro di noi invoca il Padre che sta nei cieli.

Dunque Gesù risponde così: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Essi non compresero, ma tale incomprensione non interruppe i loro rapporti.

 

La lettera agli Ebrei ci dice che, poiché c’è comunione nella carne e nel sangue tra il Cristo e noi, anche il Cristo è divenuto partecipe della fatica che conosce ogni figlio per crescere, per lasciare la madre e il padre sulla terra, per cercare il Padre dei cieli.

In questa “Festa della Famiglia” il Signore ci aiuti a vivere i nostri rapporti familiari in maniera che essi diventino effettivamente (come devono essere) una scuola, nella quale crescere nell’obbedienza all’unico Padre che abbiamo per sempre, quello dei cieli. Anche così le nostre famiglie diventano sale della terra e luce

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