Visitare i malati, senza avere pretese e senza avere imbarazzo
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In preparazione della messa all'ospedale S.Paolo, mercoledi' 14 alle 18:00

1. Ci mettiamo in preghiera. (Oggi è la XXVI GMM.)

Cosa vuol dire celebrare la Giornata Mondiale del Malato, entrando in preghiera? Vuol dire trovare nella preghiera la verità della nostra azione pastorale.

 

2. Chiediamo perdono. (Oggi: ultima dopo l’Epifania detta del perdono.)

Come il pubblicano ci mettiamo in preghiera senza confrontarci con gli altri. Non diciamo: “noi sì che ci diamo da fare per i malati... non come tanti altri...”. Ma diciamo: “abbi pietà di me peccatore” “perché non sono stato capace di relazione con il malato, o addirittura l’ho evitato, facendo di me un peccatore”.

 

3. Ricorriamo a Maria.

Visitare i malati resta un’azione difficile, faticosa: abbiamo bisogno dell’aiuto di una madre. Quest’anno il tema della Giornata del malato ci è dato dalle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni: «“Ecco tuo figlio ... Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé». Noi sappiamo che la cura di una madre nei riguardi di un figlio o di una figlia comprende sempre sia gli aspetti materiali che quelli spirituali. Ecco, questa preoccupazione di Maria deve diventare la nostra preoccupazione. Per questo ricorriamo a Maria (come facciamo tutte le volte che andiamo a Lourdes, e come ci ricorda l’odierna memoria liturgica dell’11 febbraio).

 

4. Consideriamo, allora, l’incontro personale con il malato, e chiediamoci come noi lo realizziamo.

Visitare i malati, oltre a essere una decisione consapevole che esige responsabilità, richiede anche di vincere la paura, di accettare la propria impotenza, di rinunciare a essere protagonisti di buone azioni, per stare accanto all’altro senza pretese e senza imbarazzi. L’incontro con un malato, se avviene in verità, ci disarma e mette a confronto due impotenze, umanizzando così entrambi. L’incontro con il malato esige sempre disciplina: occorre saper tacere e saper parlare con discernimento, non imporre la propria visione e i propri desideri al malato, non finire per fare del malato un’occasione di protagonismo caritativo. A volte, proprio perché non si hanno parole adeguate, occorre saper piangere senza vergognarsi e, soprattutto, non aver paura del corpo del malato. Una carezza, una stretta di mano, un bacio sulla fronte o sulla guancia, a seconda dei rapporti esistenti, può essere per il malato fonte di grande consolazione.

 

5. E consideriamo l’impegno comunitario per i malati, chiedendoci come ci coinvolgiamo.

- Pensiamo alla “tenerezza e perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili”: queste cure prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore. Queste famiglie dovrebbero sempre essere sostenute, anche con adeguate politiche sociali.

- Pensiamo all’impegno delle parrocchie, per le quali “la pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale”.

- Pensiamo all’impegno plurisecolare della Chiesa a servizio dei malati. Proprio partendo da questa eredità e mettendo sempre la persona umana al centro del processo terapeutico e di cura, siamo stimolati a progettare nuove forme sanitarie, preservando gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo. A medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati viene affidata la corresponsabilità della missione ecclesiale della cura dei malati.

 

6. Non dimentichiamo mai di rivolgere a Maria la nostra preghiera di figli.

A Maria, Madre della tenerezza, vogliamo affidare tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza. A lei chiediamo pure di aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi. La Chiesa sa di avere bisogno di una grazia speciale per poter essere all’altezza del suo servizio evangelico di cura per i malati. Perciò la preghiera alla Madre del Signore ci veda tutti uniti in una insistente supplica, perché ogni membro della Chiesa viva con amore la vocazione al servizio della vita e della salute. La Vergine Maria interceda per questa XXVI Giornata Mondiale del Malato; aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con il Signore Gesù, e sostenga coloro che di essi si prendono cura.

Ave Maria

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