L'omelia della Messa coi malati all'ospedale S.Paolo
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╚ meglio tacere, e rimanere accanto al malato

È sempre con tremore che un sano parla a dei malati.

Ma se la parola è per trasmettere quello che Dio ci sta dicendo, allora è con “il santo timore di Dio” che ci mettiamo in ascolto. È a ciascuno di noi, che Dio si rivolge e dice: “guarda che ti sto parlando!”. “Parla, allora, Signore!”.

La sua parola, però, è sempre mediata dalla nostra fatica. Anche la parola che ci rivolge con questa liturgia, per essere compresa nella sua verità, ha bisogno di una fatica, che ora si esprime nella purificazione dell’intelligenza e del cuore, e che poi si deve distendere nel tempo della nostra vita.

 

● Che cosa ci dice, allora la lettura del libro dei Proverbi?

La vostra forza non sta nella potenza fisica del corpo, ma sta nella sapienza con cui costruite, e date consistenza alla vostra casa. E la vostra casa è la modalità, nella quale trascorre la vostra vita.

E come fate a costruire questa vostra casa?

 

● È la lettura del vangelo secondo Matteo che ce lo dice: noi costruiamo questa nostra casa, scegliendo la via che porta alla vita, cioè la via buona, la via del bene.

E la via che porta alla vita, è la via che è fatta su misura per ciascuno di noi: è la via stretta, è la “mia” via, è la via che io devo percorrere. Non devo andare alla ricerca di un’altra via: pensare ad una via larga che vada bene per tutti, e nella quale ci posso stare anch’io. Inseguire questa via è inseguire la via del male. Questa via mi porta alla perdizione, perché non esiste. Per arrivare alla vita, io devo percorrere proprio quella via che è fatta per me: la via stretta.

E non devo ascoltare i falsi profeti.

Allora non devo pensare: se non fossi in queste condizioni, chissà quanto bene farei!... se avessi un po’ più di salute, come ce l’hanno tutti... se potessi appena lavorare un poco... o se fossi capace di fare questo e quello... allora sì che potrei testimoniare la mia fede, e la mia vita sarebbe buona! No.

Solo se percorro questa via stretta, questa che è la mia via, io arrivo alla vita piena, alla vita che manifesta l’amore di Dio e testimonia la carità verso i fratelli.

 

● E allora chiediamoci: in concreto, per ciascuno di noi, cosa vuol dire percorrere questa via del bene, questa via stretta che porta alla vita? Certo, la risposta deve essere data da ognuno di noi; ma per voi e per noi, questo però lo possiamo dire.

Per voi, molte volte, vuol dire “lottare fino allo spuntare dell’aurora” (come ci ha ricordato la lettura del libro della Genesi), senza la pretesa di voler conoscere la potenza del Dio che vi salva (“svelami il tuo nome”), ma sperimentando semplicemente la sua benedizione, che vi dona pace e vi rende certi della sua presenza: “Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo”. Una certezza, che rimane, anche nella ferita.

E per noi che veniamo a farvi visita qui in ospedale, cosa vuol dire percorrere questa via stretta che porta alla vita? Vuol dire lasciarci colpire dalla vostra presenza: sostenervi, ora, con la nostra preghiera, e cercare, in seguito, con voi, un rapporto più fraterno.

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