Omelia per la Festa Patronale 2018
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Una comunitÓ viva, una comunitÓ di adulti

1) NOI SIAMO LA PARROCCHIA.

 

Guardiamoci intorno.

Siamo in tanti, piccoli, grandi, famiglie, giovani, adulti, nonni. Ci sono gruppi impegnati in diverse attività: si vedono bene i giocatori della nostra associazione sportiva, gli adolescenti educatori che domani animeranno l’oratorio estivo. Ci sono anche singole persone impegnate nei lavori manuali; ci sono persone che sostengono con i fatti (non con le parole) le nostre attività; persone umili che non si fanno sentire; persone che offrono la loro preghiera e magari anche la loro sofferenza; ci sono persone note e forse anche persone che vediamo spesso, ma che non conosciamo ancora. Ecco, questa è la parrocchia.

La parrocchia è questa realtà fatta di persone e di cose, che è presente a te, chiunque tu sia; è presente a te che magari stai sulla soglia, ma che sei qui, ci sei. Perciò la parrocchia non ti è estranea, e non è estranea a nessuno: è questa realtà che attende da chiunque una risposta; e che non ci può essere senza la risposta delle singole persone. Se tu rispondi: tu sei parrocchia. Ecco la parrocchia siamo noi, noi con i nostri difetti, noi che rispondiamo, cercando di fare comunione con Gesù (e adesso, questo, lo si vede bene).

 

2) MA A COSA SERVE LA PARROCCHIA?

 

La parrocchia ci aiuta a vivere la vita.

Ma in che senso ci aiuta a vivere la vita? Ecco in che senso ci aiuta.

 

- La parrocchia (cioè questa nostra realtà, fatta di persone e di cose) ci aiuta ad affrontare insieme le esperienze umane fondamentali.

Certo, l’educare è una delle esperienze umane fondamentali (e tra poco noi daremo il mandato agli educatori); ma anche il giocare è una delle esperienze umane fondamentali, anche se tra le secondarie (e guardate qui come sono bene rappresentati i giocatori delle nostre squadre). Ma provate a pensare anche ad altre esperienze umane fondamentali che la parrocchia ci aiuta ad affrontare: come le esperienze del nascere, morire, generare, amare, crescere, soffrire; o anche le esperienze del lavoro, dell’abitare.

Ecco le esperienze umane fondamentali che la parrocchia ci aiuta ad affrontare.

 

- E poi la parrocchia ci aiuta a stare con chi ha bisogno.

Mediante la pratica della carità, la parrocchia ci aiuta a “fare per” (pensate alla distribuzione dei pacchi alimentari), e soprattutto, attraverso questo fare, la parrocchia vuole aiutare tutti a “stare con”, ossia a stare con chi ha bisogno.

 

- E dentro questa realtà che è la parrocchia, impariamo a scoprire figure autorevoli, ossia quelle figure che ci aiutano a crescere, perché sono capaci di suscitare una risposta.

 

3) E OGGI IN PARTICOLARE COSA CHIEDIAMO AL SIGNORE?

 

Signore, vorremmo essere una comunità viva.

Ecco cosa vogliamo chiedere al Signore, in questa nostra festa partonale, per l’intercessione del nostro patrono San Gregorio Barbarigo.

- Proprio perché siamo una parrocchia vogliamo anzitutto essere una comunità, e questo non è scontato. Potremmo dire così: vogliamo essere davvero attenti alla inclusione, alla partecipazione, alla comunione e alla condivisione. È proprio questo il tema della nostra festa patronale. Vogliamo che la nostra comunità sia sempre accogliente verso tutti; non metta ostacoli a chi vuole entrare, e sappia vivere concretamente la sfida della sinodalità.

 

- E ancora, vogliamo essere una comunità viva, ossia una comunità che cammini. Insieme con tutte le altre parrocchie della nostra diocesi, vogliamo che i passi del nostro cammino ci aiutino a divenire sempre più profondamente cristiani, proprio celebrando con Gesù l’Eucaristia; ci rendano adulti capaci di educare i propri figli a scegliere la loro vocazione; e ci aprano, in questa fase di accelerato cambiamento, ad un impegno e ad una testimonianza gioiosa e competente, anche di tipo sociale, politico e culturale.

Sono cose grandiose, Signore, ma vorremmo che queste, fossero le direzioni del nostro cammino pastorale.

 

4) E LA LITURGIA DELLA PAROLA (CIOÈ IL SIGNORE) COSA DICE OGGI ALLA NOSTRA COMUNITÀ PARROCCHIALE?

 

Oggi ci dice che dobbiamo essere una comunità che sa generare adulti, ossia persone capaci di vivere in maniera definitiva la propria vocazione. E fa l’esempio degli adulti chiamati a vivere la vocazione di sposi.

Piantatela lì (dice Gesù) di stare a discutere se ci sono ragioni per un ripudio. All’inizio non era così, e non sarà così neppure in futuro. L’uomo non separi ciò che Dio ha congiunto. È la durezza del vostro cuore che dovete vincere: ossia dovete esserci in quello che fate, e continuare a dare credito alla grazia degli inizi. Se invece non credete più che sia possibile una intesa, e vivete il vostro rapporto solo come una convenienza, allora, state certi che è aperta la strada della incomunicabilità.

 

5) IN CONCLUSIONE.

 

S. Gregorio Barbarigo, nostro patrono, interceda per noi presso il Signore, e ci aiuti ad essere una comunità viva, che sappia andare incontro ad ad ogni uomo, condividendo bisogni e speranze, e che sappia generare adulti in grado di vivere in maniera definitiva la propria vocazione cristiana, in particolare di sposi e di educatori.

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