I “cinquant’anni” della Parrocchia
San gregorio barbarigo capitolo 4

Sulle vie del Concilio: L’attenzione all’uomo e alla parola.
La parrocchia alla ricerca di una immagine

Gli anni 1978-1992. Il contesto ecclesiale e civile
SECOLARIZZAZIONE E ATTENZIONE ALL’UOMO

Come già abbiamo accennato, nel panorama della Chiesa italiana, siamo negli anni segnati da un irreversibile processo di secolarizzazione (che si esprime in queste due punte: il referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio, del 12 maggio 1974; e poi il referendum sull’aborto del 1981).

Ma siamo anche negli anni segnati dalla ricerca, da parte della CEI, di una precisazione relativa alla “scelta religiosa” (dobbiamo ricordare il Convegno Ecclesiale su Evangelizzazione e Promozione Umana del 1976, e il documento del Consiglio Permanente della CEI dell’81 “La Chiesa italiana e le prospettive del paese”).

La fine degli anni 70, e l’inizio degli anni 80, sono dunque segnati dai dibattiti su “mediazione” e/o “presenza” dei cattolici nella società italiana.

Il 1978 è l’anno che vede l’elezione successiva di due papi.

E tutti conosciamo l’attenzione programmatica all’uomo come via della Chiesa, da parte di Giovanni Paolo II.

Possiamo invece rimarcare, per riferimento alla nostra Diocesi, la portata del magistero del Cardinale Carlo Maria Martini: è stato per la Chiesa di Milano, e per la Chiesa italiana tutta, un forte richiamo a farsi serva della Parola. Infatti, solo una Chiesa che intende essere fedele alla Parola, può insieme pretendere di servire l’uomo in modo gratuito e concreto.

La storia della nostra parrocchia
QUALE IMMAGINE DI PARROCHIA?

A partire dagli anni fine 70 e inizio 80, consideriamo la vita della parrocchia per tutto il periodo in cui don Alfredo rimase ancora parroco, e cioè dal 1978 al 1992.
Potremmo raggruppare questi quindici anni in due momenti di particolare interesse. Un primo momento (dieci anni) fino alla Missione Parrocchiale (1987); un secondo momento (cinque anni) da dopo la Missione, fino al cambio del parroco (1992).

Primo momento
L’ESIGENZA DI UN RIFERIMENTO UNITARIO

Nel primo momento prendono più consistenza le realtà dei Movimenti: il movimento di CL (lavoro in Friuli nel 76, catechesi tra gli adulti e attività del gruppo di CL nel 79, presentazione dell’esperienza a tutti i parrocchiani nell’84), e il movimento dei Focolari (partecipazione al Gen Fest dell’80).

Alcune opere esprimono una particolare attenzione al sociale, e più in generale alla missione, anche nei suoi risvolti di promozione umana. Sono da ricordare la Cooperativa Apriscatole, il Circolo Parrocchiale nelle sezioni Bar e Bocciofila (1981-83), e il Saloncino.
Anche la dimensione “culturale” dell’attività pastorale trova espressione in alcune iniziative parrocchiali: la Commissione Lavoro del CPP nel 78, il successo dell’aggregazione parrocchiale di Comunità Educante nell’82; la creazione del Centro Culturale “Nuova Civiltà” dell’83; la ripresa e l’affermazione della Compagnia Teatrale “il Maggiolino” nell’85.

Per quanto riguarda più propriamente l’aspetto ministeriale possiamo rilevare questi dati. Gli anni tra il 70 e l’80, sono anche segnati da una particolare attenzione al sacerdozio: il quarantesimo di don Alfredo nel 79; l’entratata in Seminario, nel 78, di Paolo Zago, che, viene ordinato diacono nell’82 proprio a S. Gregorio Barbarigo, e viene consacrato sacerdote nell’83.


Anche la visita, nell’82, del nuovo Vescovo Martini, può essere letta in questa linea.
Dall’80 all’82 si chiederà anche l’aiuto di una Suora Canossiana (Madre Enrica) per l’Oratorio Femminile e per la catechesi.
Nell’82 la parrocchia amplia i suoi confini, e celebra i suoi 20 anni di vita. Proprio in questi anni si sente forte l’esigenza di una catechesi organica.

Intanto si prepara con grande impegno, per tutto un anno, la Missione Parrocchiale dell’87.

Certamente tutte queste attenzioni contribuiscono a dare consistenza ad una immagine di parrocchia: ma quale?
Quale parrocchia avrebbe potuto prendere figura, dopo l’evento della Missione?

Secondo momento
LA NECESSITÀ DI UN RIPENSAMENTO

Il “ricordo dei Padri di Rho” dopo la Missione, apre gli ultimi cinque anni di vita parrocchiale, con don Alfredo parroco (87-92). I Padri rilevano la evidente non corrispondenza tra la “parrocchia reale” (una comunità viva formata dagli impegnati, che avevano anche animato con entusiasmo i “centri di ascolto”) e la “parrocchia anagrafica” (che purtroppo doveva constatare la “quasi totale” assenza di molti fratelli). Da qui il loro richiamo, necessariamente generico, a continuare un impegno missionario, senza stanchezze.

In questi anni è da collocare anche una visita dell’Arcivescovo e la ricorrenza del cinquantesimo di sacerdozio del parroco (89).

Dal punto di vista della organizzazione pastorale, mi sembrano rilevanti questi due fatti: l’istituzione di una Segreteria nell’88, e l’elaborazione di un Progetto Pastorale Parrocchiale nel 89. Ma, certamente, ancor più rilevante è lo spostamento quasi simultaneo dei due coadiutori: don Ambrogio Villa nell’89 (dopo 19 anni di parrocchia) e don Giuseppe Ceruti nel 90 (dopo 23 anni di parrocchia e venticinque di sacerdozio). La loro presenza, così a lungo protratta, aveva necessariamente segnato la vita della parrocchia (assieme a quella del parroco, che rimarrà fino al 92, e perciò per trentasei anni).

Viene assegnato come nuovo coadiutore don Renato Bacchetta (90-96). Per il 30° di parrocchia (1992) è presente il Card. Martini. Don Alfredo conclude così il suo mandato di parroco.

Valutazioni conclusive dei due momenti

Forse è da rilevare, come già facevo in chiusura del capitolo III, la mancanza di una immagine di parrocchia, che possa fare da referente unitario alle varie iniziative.
L’attività è vivace e molto diversificata: il parroco, ovviamente, vuole essere informato su tutto, ma è propenso a lasciar fare, purché non emergano evidenti contrapposizioni. La pastorale sembra quasi imposta dai fatti.

Le riunioni dei vari Consigli sembrano essere prevalentemente operative (e la cosa si protrarrà amplificandosi, anche negli anni successivi).

Forse è, appunto, necessario un ripensamento, come, di fatto, viene segnalato dalla iniziale elaborazione di un Progetto Pastorale Parrocchiale. E forse il riferimento alla comunità parrocchiale viene ricercato, più per trovare risorse a sostegno del proprio impegno cristiano in questo territorio, che per vivere effettivamente la comunione con queste concrete persone.

LA NOSTRA CHIESA
Vita del Santo