I “cinquant’anni” della Parrocchia
San gregorio barbarigo capitolo 5

Governare l'instabilità alla fine di un millennio. La parrocchia cerca di riorganizzarsi

Gli anni 1993-2002.

Il contesto ecclesiale e civile
CROLLO DI EQUILIBRI, ELABORAZIONE DI PROGETTI

A livello mondiale il 1989, anno della caduta del muro di Berlino, della dissoluzione dell’Unione Sovietica e del suo impero, è come il simbolo del crollo di tutti gli equilibri preesistenti.
L’ondata dell’89, per giungere in Italia, ha impiegato tre anni. Il nostro 1989 è stato il 1992. Crisi morale, economica, e politica si sono intrecciate. Dal punto di vista culturale prende consistenza un “pensiero debole”. Anche il mondo cattolico italiano si sgretola. Politicamente il 5 aprile 1992 segna la fine dell’ “era democristiana” in Italia (iniziata il 18 aprile del 1948). Il comportamento elettorale del mondo cattolico, che finora aveva garantito per decenni una solida e stabile maggioranza relativa alla Democrazia Cristiana, ora cambia.

In tutto il mondo cattolico ci si avvia al grande Giubileo del 2000. La CEI lancia e avvia la proposta della necessaria elaborazione di un Progetto Culturale. In Diocesi di Milano si prepara e si celebra il Sinodo 47°.

La storia della nostra parrocchia
UNA IMMAGINE FORMALMENTE PRECISA, MA “DEBOLE”

Per riferimento alla vita della parrocchia offriamo, dapprima alcune notizie di cronaca, e poi qualche valutazione sintetica.

Alcuni fatti rilevanti

All’interno di una pratica pastorale ordinaria, notiamo i fatti seguenti.

1. Il nuovo parroco don Achille Stefanelli è nominato nel 1992 (ha alle spalle una lunga esperienza in Istituti Diocesani, e di Collegio; è stato impegnato come parroco a Turro, da soli tre anni). Rimane in parrocchia fino al 2002.

2. Rilevante è la Visita Pastorale del 93, che si colloca nei primi anni in cui don Achille è parroco. È stato un evento ben preparato, anche mediante incontri capillari del vicario episcopale, S.E. Mons. Angelo Mascheroni, con i vari gruppi e le varie commissioni parrocchiali.

3. Ancora è da notare una intensa attività pastorale, bene organizzata e formalmente precisa. Ne danno testimonianza: le Convocazioni del Consiglio Pastorale Parrocchiale e i lavori delle varie Commissioni (tutto ben documentato), l’attenzione al Volontariato e al Servizio, le proposte di Avvento e Quaresima, i pellegrinaggi, e l’offerta di “una bella immagine di parrocchia” (calendari, presepi, feste patronali…).

4. Le celebrazioni nel terzo centenario della morte di San Gregorio Barbarigo (in concomitanza con quelle di Padova), distese lungo la Festa Patronale del 97 (con il pellegrinaggio a Padova), riprese a settembre dello stesso anno con l’esposizione dell’urna del Santo nella nostra chiesa parrocchiale, e concluse con un pellegrinaggio a Bergamo sui luoghi legati alla memoria del Barbarigo, sono state certamente, a livello parrocchiale, un momento particolarmente significativo.

5. Molto problematico, invece, è stato il cambiamento, nel giro di pochi anni, di vari coadiutori. Don Renato Bacchetta lascia la parrocchia nel 96. È sostituito da don Mario Morstabilini dal 96 al 98. Dal 98, don Renato Fantoni (vice rettore del Collegio S. Carlo in Milano) è presente solo il sabato e la domenica, ed è affiancato dall’opera di “un obiettore” (Gianfredi Paolo). Don Alessio Alberini è nominato coadiutore dal 99.

6. Infine notiamo la progressiva sospensione della presenza attiva di Gruppi, Associazioni e realtà varie, operanti in ambito parrocchiale.

Qualche valutazione sintetica

1. Anche in parrocchia si avverte l’eco di una “fine della cristianità”: sono gli anni degli “appelli alla coscienza”; dell’ “appartenenza cristiana debole”… e anche dei tentativi di “unità pastorale” (forse meno compromettenti nella responsabilità personale) .

2. Il susseguirsi, nel giro di poco tempo, di quattro coadiutori ha fatto venire meno un referente stabile, in molti ambiti pastorali. È inevitabile, allora, che l’aggregazione pastorale si esprima sulla ba-se di una comune “sintonia”, perpetuando, in tal modo, un limite da sempre latente. Rimane difficile cogliere una azione pastorale profondamente unitaria.

3. Tuttavia si è fatto un notevole sforzo per dare una immagine bene organizzata della parrocchia (segreteria, calendario e abbondantissima documentazione fotografica, riferimenti di caseggiato, presepi scenograficamente notevoli...). E si sono affrontate anche inevitabili opere di manutenzione.

4. Alle spalle, però, mancavano i giovani, e la popolazione invecchiava, diventando ripetitiva.

Diventava anche difficile, al di là della facciata, la gestione delle strutture. E nonostante ciò, ci si impegnava (con precarie risorse economiche, e con nessuna risorsa immediatamente disponibile) nella ricostruzione di “opere pastorali” che garantissero, appunto, una immagine di efficienza. Il rapporto popolazione - strutture - azione pastorale si manifestava, perciò, proprio nella sua impor-tanza e nella sua gravosità.

La popolazione della nostra parrocchia (insediatasi da quarant’anni in questi “nuovi quartieri” di periferia), nella sua evoluzione, subiva un lieve ricambio (anche perché, se la casa doveva essere pagata con un mutuo, necessariamente la gente rimaneva). Era inevitabile quindi l’ “invecchiamento” della popolazione (rimasta pressoché la stessa), la sua diminuzione numerica (mancando nuove nascite), e il calo delle normali risorse economiche.

Anche le strutture ecclesiali che erano state costruite come punto di riferimento sul territorio, e in economia, risultavano “invecchiate” e precarie. Era necessario un ripensamento globale e radicale dell’azione pastorale, per evitare che le grandi strutture ereditate, alimentassero progetti sproporzionati, rispetto alle effettive risorse di soldi e di gente.

5. Infine, un’ultima valutazione. Negli anni recenti si è ripreso un lavoro pastorale con i ragazzi, non ripetitivo, attento alle loro specifiche caratteristiche e in grado di coinvolgere anche i genitori: un lavoro, quindi, immediatamente condivisibile. Certo, questo lavoro non deve essere assolutizzato, come se fosse tutta l’azione pastorale della parrocchia, né deve favorire circoli di simpatizzanti.

LA NOSTRA CHIESA
Vita del Santo