I “cinquant’anni” della Parrocchia
San gregorio barbarigo capitolo 6

La vita è a rischio. La parrocchia impegnata nellla formazione della coscienza cristiana

Gli anni 2002…

Il contesto ecclesiale e civile
“NON UNA FORMULA CI SALVERÀ, MA UNA PERSONA”

L’inizio del nuovo millennio, nello scenario mondiale, è segnato dall’invadenza del terrorismo e della tecnica.

In ambito ecclesiale si è levata sempre più forte la voce profetica di papa Giovanni Paolo II. C’è urgente bisogno di umanità e di sapienza. L’amicizia con Gesù, riscoperta e praticata, è speranza di salvezza (come anche ci ha richiamato papa Benedetto XVI).

La storia della nostra parrocchia
UNA PROPOSTA IN ATTO

Il nuovo parroco (don Mario Ferrario) è in parrocchia dall’1 novembre 2002. Sono anni che appartengono ad un momento in costruzione, e perciò sono ancora aperti. E tuttavia possiamo già evidenziare tre urgenze che l’azione pastorale sta affrontando.

1. Dopo un lavoro di sistemazione (prevalentemente di pulizia) e di appianamento dei debiti (con l’apertura di un mutuo), l’azione pastorale ha ripreso le proposte di pastorale ordinaria (quelle che dovrebbero essere comuni a tutte le parrocchie; quelle che si riferiscono ai ministeri della parola, liturgia e carità: come, per esempio, la catechesi in tutte le sue forme, la presa di coscienza del senso della liturgia, il servizio “caritas”).

2. La novità (ma non sappiamo ancora quanto sia percepita) più che nelle singole proposte, sta nell’orientamento generale: esso è come un forte appello a “pensare”, un appello che potremmo specificare così:

- dare voce alla coscienza (parola) uscendo dai luoghi comuni della cultura pubblica e accogliendo, appunto, il sentire profondo e immediato (sistematicamente censurato)

- lasciarci riunire dall’amore di Gesù, celebrato nella Eucaristia (liturgia): partecipare alla Eucaristia vuol dire, appunto, vivere la comunione tra di noi; non vuol dire essere individualisticamente sostenuti dal suo amore

- mantenere viva e parlante la memoria di Gesù (carità).

Il lavoro che viene chiesto, perciò, è fondamentalmente quello di “pensare”.
Bisogna, prima, fare la fatica di pensare. Non viene chiesto di fare subito delle proposte, o di decidere insieme quello che bisogna fare.
Come parrocchia, vorremmo camminare insieme con un progetto: vorremmo elaborare un Progetto Pastorale Parrocchiale.

3. Infine, il problema più grosso è quello di far emergere l’unità della parrocchia

È come se si avvertisse la presenza di grandi ricchezze spirituali, di profonde risorse di fede e di vivaci testimonianze... e nello stesso tempo, l’esigenza di dover dare unità al tutto. Dalla nostra unità, infatti, il mondo riconoscerà la presenza del Salvatore.

Tante persone vivono una fede profonda, quella che salva e che si esprime nei modi più diversi... e però è necessario passare ad una fede che sia in grado di testimoniare la nostra comunione, qui ed ora, su questo territorio.

Tante persone è come se fossero “sempre altrove”, pur essendo qui impegnate.

Tante persone sono sempre altrove nei momenti più significativi.

È come se si cercasse altrove la forza della testimonianza; è come se si cercasse altrove la formazione di una comunione, che, invece, qui, deve emergere.

Tante persone, infine, ricercano sinceramente una unità, ma ancora troppo sulla base della simpatia o delle affinità, creando inevitabilmente circoli chiusi.

L’unità della parrocchia è l’unità dei discepoli credenti, che ricerca, qui ed ora, il modo di attestare la presenza di Gesù Risorto e Vivo.

LA NOSTRA CHIESA
Vita del Santo